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SALENTO ROSATO

Il rosato del Salento è uno dei più caratterizzati d'Italia: il Negroamaro — "nero amaro" nel nome, decisamente più ricco di quanto il nome suggerisca — coltivato ad alberello su suoli calcarei tra Adriatico e Ionio dà un rosé di colore cerasuolo o rosa intenso, lontano dai pink pallidi della Provenza. La struttura è reale, il frutto è deciso, e l'acidità — preservata dalle brezze marine su entrambe le coste della penisola — tiene il bicchiere vivo dall'inizio alla fine. È il rosé che convince anche chi dice di non amare i rosé.

Negroamaro in rosato: cosa cambia rispetto al rosso

Il Negroamaro è un vitigno a maturazione tardiva, con tannini voluminosi e colore molto intenso: in versione rossa richiede tempo per ammorbidirsi, in versione rosata viene invece vinificato con contatto brevissimo sulle bucce, trattenendo il frutto di ciliegia e melograno e lasciando fuori gran parte dei tannini. Il risultato è un vino che ha la sostanza del rosso e la bevibilità del bianco — il motivo per cui il rosato del Salento ha conquistato mercati internazionali molto prima che altri rosé italiani diventassero di moda. Per esplorare il vitigno in tutte le sue espressioni puoi partire dai vini da Negroamaro.

Come servire il rosato Salento e con cosa abbinarlo

Va servito fresco (10–12°C) e si apre in fretta: è un vino da condividere, non da meditare. In abbinamento funziona benissimo con orecchiette al ragù di pomodoro e ricotta salata, frittura di mare, polpette pugliesi, antipasti misti. Reggendo la cottura, entra bene anche con primi piatti speziati e verdure grigliate. È giovane o niente: va scelto sull'ultima o penultima vendemmia.

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